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Alla Scoperta della Liguria: Sentiero n° 1: Portovenere-Levanto

Il sentiero n. 1 è una mulattiera che corre lungo lo spartiacque che separa il versante costiero da quello interno che si affaccia sul golfo della Spezia e sulla val di Vara.
Il tracciato viene anche considerato come un’importante diramazione dell’Alta Via dei Monti Liguri. Il percorso completo, la maggior parte del quale si trova all’interno del territorio delle Cinque Terre, è compreso tra Portovenere (a est) e Levanto (a ovest) e interessa anche i comuni della Spezia, di Riomaggiore, di Vernazza e di Monterosso al mare.

Il sentiero è lungo circa 40 Km e tocca quote di 800 m, con un dislivello complessivo di circa 1.200 m. Attraversato da molte mulattiere che scendono sia verso il mare, sia verso il capoluogo e la Val di Vara, è un percorso lineare e pulito (anche se stagionalmente si possono verificare occasionali infrascamenti, solo di rado problematici), meta non solo dei camminatori, ma anche degli amanti della mountain-bike e degli escursionisti a cavallo.

Il sentiero n. 1, risalente forse all’epoca preromana, ha sempre rappresentato (almeno fino al XIX secolo, quando le Cinque Terre furono raggiunte dalla ferrovia) la spina dorsale attraverso la quale si svolgevano gli scambi commerciali tra il mare e il capoluogo.

Quasi tutto l’itinerario riserva tratti di grande interesse, sia da un punto di vista ambientale (sono diversi i luoghi, lungo il percorso, da cui è possibile ammirare panorami mozzafiato), sia per l’aspetto più prettamente naturalistico. I boschi di leccio, ad esempio, un tempo diffusi un po’ ovunque, oggi sono stati in gran parte sostituiti da altre specie, come i pini marittimo e d’Aleppo, presenti soprattutto sul versante costiero, e come il sughero e il castagno, incontrastati dominatori delle pendici più interne. La macchia mediterranea (asparago, corbezzolo, elicriso, euforbia, ginestra, lentisco, mirto, ruta, rosmarino, salsapariglia, terebinto, timo e valeriana rossa), rigogliosa e prevalente alle quote più basse, si alterna man mano che si sale di quota con una vegetazione più submontana (anemone, brugo, erica arborea, felce aquilina, ginestra dei carbonai, ginestrone, nocciolo e primule).

Interessanti anche le presenze faunistiche, di cui non è raro incontrarne le tracce, costituite soprattutto da bisce, cinghiali, faine, falchi pellegrini, gabbiani reali, cormorani, lucertole, gechi, corvi, gheppi, ghiri, pernici, poiane, salamandre, tassi e volpi.

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Il sentiero è accessibile a chiunque a patto che venga affrontato con un minimo di allenamento e un abbigliamento consono: scarpe da trekking, pantaloni lunghi, adeguata scorta d’acqua e, secondo la stagione, cappellino o giubbotto. I tratti difficili sono infatti pochi, anche perché la mulattiera, pur cercando di seguire il più possibile il profilo del crinale, non affronta mai le vette che incontra. Si sviluppa, invece, tutta al di sotto di esse, passando cioè sulle selle esistenti, veri e propri crocevia di ulteriori mulattiere trasversali.

Non è obbligatorio, infine, percorrere il sentiero tutto in una volta, anzi è consigliabile affrontarlo in più tappe, sostando nei punti di ristoro lungo il cammino.

Sono molti, infatti, lungo tutto il percorso, i punti adatti alla partenza e all’arrivo di itinerari costruiti su misura, idealmente disegnati combinando uno o più sentieri. Punti che sono facilmente raggiungibili in treno, autobus, battello o auto privata, oltre che, naturalmente, a piedi.

Per l’immagine si ringrazia https://www.incinqueterre.com/it/trail-number1-high

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