Capase Salentine

L’artigianato tipico del Salento

L’artigianato può essere considerato come un fenomeno integrato e radicato nella cultura salentina il quale, si manifesta attraverso molteplici espressioni d’arte e rappresenta una delle realtà produttive ed economiche in forte ripresa, grazie anche alla forte unione che esiste con lo sviluppo turistico della zona, e insieme agli amici di Nelsalento.com, portale sulle vacanze in Salento, andremo a scoprire tutto l’artigianato tipico della zona.

La storia racconta che l’evoluzione dell’artigianato trae spunti da epoche lontane, grazie alle sue radici greco–romane ma, senza dubbio, anche anteriori alla loro presenza. Successivamente, durante il periodo di dominazione spagnola tra il XVI e XVII secolo, cambia la fisionomia della regione grazie ad una fiorente attività artistica in equilibrio fra cultura contadina e raffinata urbanità, la quale contribuisce alla formazione di nuove tecniche conservandone il valore tradizionale nei vari settori.

Infatti, non rinnegando il passato, il territorio ha visto vecchio e nuovo mescolarsi ed integrarsi attraverso gli usi e il folklore; tanto che gli artigiani si esprimono da sempre seguendo i canoni dell’arte popolare, tramandando quelle che erano le tecniche di lavorazione di un tempo. Spesso tra le viuzze dei vari comuni salentini si possono incontrare ancora oggi piccole botteghe, dove viene lavorata la cartapesta, la pietra leccese, la ceramica ed il legno così come avveniva nelle viuzze del passato.

TERRACOTTA

La lavorazione della terracotta è una delle tradizioni artigianali più diffuse del Salento.

Terracotta: le “Capase”

Frutto della cultura messapica, si perfeziona grazie all’influsso della cultura greca e del barocco sei – settecentesco, con i meravigliosi manufatti tuttora visibili nelle chiese e nei palazzi dell’area salentina. Tutto ciò testimonia che anche la cultura salentina trova in quest’arte le sue radici, tramandandosi di generazione in generazione fino ad arrivare ai giorni nostri. La terracotta resta tuttora importante materiale per la produzione di vari manufatti come vasi, stoviglie, tegole, suppellettili varie ed il processo di lavorazione è rimasto pressoché inalterato nel tempo. La lavorazione si basa sull’uso d’argilla e dell’acqua e, ci sono ancora aziende artigiane che lavorano con finiture manuali e utilizzano il tornio a pedale. Gli oggetti una volta modellati venivano esposti al sole e successivamente cotti in forno; dopodiché venivano dipinti con l’abilità e la cura delle abili mani dei maestri figuli per poi metterli di nuovo in forno per la seconda cottura.

A seconda degli impasti d’argilla, del grado di cottura e del tipo di rivestimento, il risultato è diverso: terracotta, terraglia, maiolica, gres e porcellana.

Capase Salentine
Foto da http://www.ceramichepuglia.it

Terracotta: le “Pignate”

Infatti, grazie alla facilità della sua fabbricazione (cottura mediante esposizione al fuoco) e alla grande quantità esistente della sua materia base (argilla), fu utilizzata da subito dall’uomo primitivo; dapprima usata per la creazione di utensili, fu in seguito (grazie all’aggiunta di decorazioni), impiegata per la creazione di oggetti artistici. In passato il contenitore di creta più diffuso nel Salento era la “pignata”, destinata alla cottura dei tipici piatti salentini, era messa per ore vicino al fuoco del camino. Ci sono poi le “capase”, dei contenitori in terracotta di varia grandezza, usate per la conservazione dell’acqua e degli alimenti. Uno degli aspetti tipici della produzione ceramica salentina è rappresentato dal repertorio di “pupi”, ovvero figurine umane realizzate interamente a mano e destinate alla decorazione dei presepi natalizi.

Un cenno particolare va fatto anche al tipico fischietto pugliese di terracotta. La sua tradizione, molto antica, va ricercata indietro nel tempo, quando i pastori al pascolo, si divertivano a fischiettare melodie con fischietti creati da loro stessi. Secondo la tradizione popolare il fischietto è portatore di buona sorte perché si riteneva che fosse capace di scacciare gli spiriti cattivi.

Pignate SAlento
Foto da http://www.ceramichepuglia.it

LA CARTAPESTA

Cartapesta: la Natività

Le origini dell’arte della Cartapesta risalgono probabilmente ad un periodo compreso tra il XVII e il XVIII secolo, quando grazie allo sviluppo delle arti iniziarono a sorgere nuove chiese e monumenti. Gli artigiani leccesi non avendo a disposizione “materie pregiate” per creare statue e figure sacre, iniziarono ad esprimere il proprio estro attraverso l’ uso di materie “povere” quali carta, paglia, stracci, colla e gesso, maestosamente plasticati con pochi e modesti attrezzi. Le opere di cartapesta sono tutt’oggi ancora presenti in tante chiese del Salento.

La produzione di Cartapesta riproduce soprattutto soggetti sacri, curati in ogni minimo particolare. Negli ultimi anni si è concentrata anche verso natività, bambole, oggetti di arredamento e di uso, maschere e giocattoli. Nelle sale del Museo di Cartapesta, presso il  Castello di Carlo V sono esposti celebri capolavori e modelli figurativi di cartapesta dove verrà spiegata anche la tecnica di lavorazione.

Cartapesta Leccese

PIETRA LECCESE

La pietra leccese (in dialetto “leccisu”), nota soprattutto per la sua plasmabilità e facilità di lavorazione, è una roccia calcarea risalente al periodo miocenico durato da 23 a 17 milioni d’ anni fa. Nota sin dall’antichità, nella Terra d’Otranto si ritrovano monumenti preistorici come i dolmen e menhir megalitici, ma anche statue e costruzioni romane fabbricate in leccisu.

Pietra Leccese: Chiesa di Santa Chiara

Il suo colore ambrato la rende ideale per la costruzione di edifici sacri e palazzi gentilizi, ma anche dimore “rusticamente” eleganti. Oggi le tecniche di

lavorazione tradizionali sono state in parte sostituite dai moderni macchinari che permettono di realizzare opere in pietra leccese in minor tempo, a volte destinate all’esportazione per la costruzione di ville e palazzi. Nonostante l’industrializzazione, sono ancora presenti numerosi artigiani che lavorano la pietra leccese a colpi di scalpellino creando opere d’arte e souvenir. Grazie alla sua presenza nel territorio oggi possiamo ammirare molte opere dell’architettura barocca, come ad esempio la Chiesa di “ Santa Croce” e l’adiacente Palazzo dei Celestini, la Chiesa di Santa Chiara ed il Duomo di Lecce.

GLI INTRECCI DI GIUNCO

L’arte della lavorazione del giunco è un’arte antica, tipica del Salento, che unisce il mondo contadino a quello dei pescatori attraverso l’impiego di manufatti realizzati secondo la stessa tecnica. Una tecnica che nasce nelle zone paludose, dove acqua salata e dolce s’incontrano per offrire l’habitat ideale dei canneti. Dalla raccolta e lavorazione della materia prima si passa alla manualità vera e propria che è prerogativa della donna salentina.

Lavorazione Giunco

Grazie alla sua robustezza e flessibilità, l’intreccio del giunco offre svariate forme d’espressione e utilità, tra cui annoveriamo alcuni prodotti tipici: Cesti e “sporte”, come i panari (che si usavano per la raccolta dell’uva e delle olive), le panare (simili ai panari, ma più grandi, un tempo servivano a portare il pane cotto al forno), i cannizzi (cesti realizzati con canne intrecciate che servivano a riporre fichi o pomodori a seccare al sole, oggi utilizzati come oggetti d’arredamento), le sporte (un tempo utilizzate per riporre la merenda dei contadini che si recavano al lavoro nei campi); saliere e fische per la ricotta, scarpine, portafiaschi, ecc.

Nelle sale del museo di Acquarica del Capo oltre ad essere rappresentate le varie fasi della lavorazione del giunco, sono esposti oggetti creati attraverso l’uso accurato del giunco da parte di uomini e donne acquaricesi.

Intrecci Giunco
http://www.turismo.it/tradizioni/multimedia/art/salento-larte-millenaria-del-paleddhu-id-5313/

TESSITURA E RICAMO

Tessitura & Ricamo

Tra le forme d’artigianato espresse dalla vita di “masseria”, la tessitura ed il ricamo mostrano una generalizzata familiarità in quasi tutti i comuni del Sud Salento, sebbene non sempre esse siano finalizzate in via primaria alla commercializzazione. Sopravvivono piccole filatrici e tessitrici con telaio tradizionale salentino, che funziona a pedali, vanta origine antichissima, ha forma rettangolare ed è in legno d’ulivo. Anche i ricami, i merletti e i pizzi vantano una notevole vitalità tra le esperte artigiane del Salento. Una delle zone più attive è il Leccese, soprattutto intorno a Maglie, dove s’intessono tappeti in lana e cotone grezzo applicando una tecnica, probabilmente di origine saracena, detta “fiocco leccese”, che conferisce alla superficie un aspetto arricciato.

Maglie è anche nota per i suoi merletti ad ago, forma di ricamo molto legata al barocco, che ebbe gran diffusione nel Settecento. Invece, nella zona di Lecce, Galatina e Ruffano si possono ammirare splendidi esemplari di “chiacchierino”, in altre parole un ricamo di cotone molto sottile, lavorato con una piccola spola, dove viene applicata la tecnica del “fiocco leccese” creando una sorta di tela di ragno a disegni concentrici.

Ricamo Salentino

FERRO BATTUTO E RAME

Ferro Batturo & Rame

Pur essendo quasi priva di risorse metallifere, la provincia di Lecce annovera una caratteristica, quasi autonoma, per la produzione di ferri battuti, accentuata soprattutto durante la lunga stagione barocca. Usando il martello e la forgia, gli artigiani realizzano ancora oggi candelieri, lampadari, testate di letti, grate, balaustre, ringhiere, inferriate, cancellate, preziosi decori e accessori interni, sia civili che sacri.

In passato, e sporadicamente ancora oggi, attraverso l’antica lavorazione del rame, metallo rosso, più leggero e richiestissimo, venivano creati oggetti come brocche, caraffe, anfore, caffettiere, tegami, oliere e padelle.

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