Ceramiche e Terracotte Calabresi

Le ceramiche e terracotte calabresi rappresentano una gran parte dell’antica tradizione artistica della regione. L’artigianato calabrese, infatti, si caratterizza per un’intensa diversità in termini di estetica, tecnica e funzionalità. Gli artigiani e artisti della Calabria sono versatili nell’uso e nella lavorazione dei più svariati materiali, dalla pietra alla ceramica e la terracotta, dalla scultura in legno alla paglia, dall’oro al ferro battuto, dai tessuti ai filati: le opere di questi artisti sono state da sempre molto apprezzate, spesso creando capolavori dalle decorazioni millenari oggi ammirabili nei più importanti musei internazionali.

Le ceramiche e terrecotte della Calabria sono contraddistinte dall’utilizzo di simbolismi e di ritualità di ispirazione magica, e note anche per la produzione di graffiti, maschere, pinakes (tavolette di ceramica lavorate) e pastori in ceramica. Da non dimenticare le terrecotte di Gerace e le giare di Roccella Ionica, elaborate ancora oggi in provincia di Reggio Calabria.

Nell’antichissima Gerace, infatti, si produce una modesta quantità di pezzi artistici in terracotta di grande interesse, spesso non sufficienti per soddisfare le richieste di migliaia di turisti che vogliono acquistare queste famose ceramiche e terracotte calabresi.

Anche a Bisignano questa tradizione artigianale è millenaria, tramandata da generazione in generazione a partire dall’antica Sibari. In questo angolo della Calabria la produzione è caratterizzata soprattutto da terracotte smaltate con un ornamento in azzurro su un sostrato bianco, di carattere popolareggiante, che riprende disegni ritrovati nei resti ceramici dell’antica Sibari.

Di seguito vi invitiamo a conoscere la storia delle ceramiche e terrecotte calabresi, ricordando i loro origini e analizzando le loro caratteristiche.

 

Storia delle ceramiche e terracotte calabresi

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La produzione di ceramiche e terrecotte in Calabria è influenzata dalle tante altre culture che hanno vissuto in questa terra. Sin dall’epoca greca in Calabria vengono prodotti oggetti in ceramica artistica e tradizionale: inizialmente la produzione locale era basata quasi esclusivamente su modelli importati dalla Grecia.

Durante la Magna Grecia, nel VI secolo a.C, Reggio Calabria era il più importante centro di produzione di ceramica calcidese, ritenuta la più pregiata insieme a quella attica. Anche nella colonia calcidese di Rhegion venivano prodotti oggetti ceramico-vascolari figurati di alto livello. Da quei tempi sono rimasti anche numerosi vocaboli, che oggi fanno parte del dialetto calabrese: ciramili da keràmidion, tazza cantàru da kantharos, coppa scifu da skyphos; vaso per fiori grasta dal termine classico gastèr che significa ventre, e si riferisce alla parte panciuta del vaso.

Anche in epoca romana la produzione di ceramiche e terracotte calabresi era rinomata. In varie località della Regione sono state rinvenute delle fornaci e dei reperti di terracotta e terra sigillata, ad esempio nella necropoli romana di Cosenza (oggi corso Mazzini), durante la costruzione del Palazzo Bilotti nei primi del ‘900. I rapporti commerciali tra Roma e Calabria erano stati semplificati dalla costruzione della via Popolia iniziata nel 132 a.C e completata dal pretore Tito Annio, perciò denominata anche via Annia.

Il primo ministro di Teodorico re dei Goti, Cassiodoro, riteneva che l’arte della ceramica e terracotta calabrese era un servizio di pubblica utilità, per cui ha difeso e regolamentato interessi e diritti degli artigiani e i negozianti.

Durante il periodo arabo in Sicilia, i goti importarono le forme artistiche orientale, e così anche in Calabria diventò popolare lo stile normanno-musulmano che adottò la tecnica dell’ingobbio e del graffito, un procedimento che consiste nel rivestire l’oggetto di argilla di colore bianco che viene poi decorato a graffio con una punta acuminata. Nelle decorazioni fantastiche in argilla lavorata a stampo era evidente l’influenza islamica; nel Museo di Reggio Calabria è possibile, ad esempio, ammirare il bacino in ceramica invetriata al piombo, risalente al XII secolo e dallo stile arabo-siculo.

Successivamente, e dalla mano degli aragonesi, arriva in Calabria la maiolica. Sazareji, giarre, lanceji, vozze, gavita, salaturi, limbe e altri ancora rappresentano l’arte del periodo, con i fajenzari che elaboravano la maiolica con smalto stannifero, mentre i pignatari producevano un più povero vasellame ingobbiato. Spopolano in questo periodo le piastrelle per le chiese e i palazzi: nel 1753 dal Convento dei Carmelitani Scalzi di Santa Teresa in Cosenza vengono richieste 10.000 rigiole (piastrelle) non stagnate e altre con fregi maiolicati bianchi.

Alfonso d’Aragona il Magnanimo, fece realizzare a Gerace del vasellame con il suo ritratto, opere poi commissionate anche da successori, familiari e i più alti dignitari della sua corte.

Negli ultimi secoli la produzione di ceramica calabrese è stata fortemente influenzata dai dettami ecclesiastici, sebbene anche nei periodi più antichi queste opere siano state caratterizzate da simbolismi e ritualità di ispirazione magica.

 

Ceramiche e terracotte calabresi: tecniche e stili

Foto da i.pinimp.com

La produzione di ceramica e terracotta in Calabria è stata sempre diffusa in tutta la Regione, con i principali centri a Bisignano, Altomonte, Cariati, Belvedere, San Marco Argentano, Rende e Roseto in Calabria Citra. Molto rinomata è la creatività degli artisti a Seminara, nonché le pregiate produzioni a Gerace, Locri, Squillace, Nicastro e Soriano.

Nelle diverse zone di produzione le tecniche di lavorazione delle ceramiche calabresi sono simili ma piene di peculiarità, conseguenze da matrici culturali diverse. A Bisignano le ceramiche e terracotte vantano un effetto decorativo caratterizzato da un’intensa colorazione marrone, mentre ad Altomonte l’influenza greco-romana prevale, con le sue tipiche forme arrotondate, una colorazione più chiara e sovrimpressioni a motivi floreali che ricorda lo stile bizantino. Molto stimata la varietà e finezza della ceramica di Gerace, che conserva tuttora lo stile tradizionale greco.

Le opere degli artisti a Seminara possiedono un carattere animistico con soggetti antropomorfi, mentre a Nicotera prevale lo stile apotropaico e contro il malocchio. Nella tradizione popolare calabrese, le maschere contro il malocchio ed apotropaiche, nel loro grottesco e buffo aspetto, rievocano oggetti arcaici di carattere sacrale o votivo, e avevano la funzione di proteggere il portatore tenendo lontani gli spiriti del male e gli invidiosi portatori di malocchio.

Le più antiche ceramiche calabresi sono conservate e ammirabili in molti musei, sia in Italia che all’estero. Spiccano le collezioni di ceramiche e terracotte calabresi al Victoria and Albert Museum e al British Museum di Londra, nonché le opere esposte al Metropolitan Museum of Art di New York. Nel Belpaese è possibile ammirare antichi reperti artistici anche nel Museo di Capodimonte e il Duca di Martina a Napoli.

 

Caratteristiche della ceramica calabrese

Foto da facebook.com

Dalla spontaneità e libera creatività degli artisti calabresi nasce la forma espressiva degli oggetti in ceramica e terracotta, soprattutto in quelli di uso quotidiano, ottenuti con mezzi poveri. Tra i reperti antichi di ceramiche calabresi infatti è possibile trovare esempi di ceramiche macchiate con decorazione a chiazze di origine medioevale, risalenti probabilmente ad un mero caso o incidente, oppure ad una tecnica semplice eseguita anche dai bambini, che decoravano le ceramiche con rametti di timo.

Negli antichi forni a legna usati per la lavorazione delle ceramiche e terrecotte in Calabria non era facile controllare la temperatura; quando essa era troppo elevata, i colori dello smalto fondevano in eccesso, dando come risultato un effetto particolare che caratterizza e contribuisce al fascino delle terracotte calabresi.

I fiaschi in terracotta grezza, smaltati soltanto sul becco, erano solitamente utilizzati in campagna per mantenere fresca l’acqua, mentre le bottiglie dai più diversi colori e sfumature erano impiegati come contenitori per acqua, olio o vino.

Sono frequenti anche i recipienti in ceramica o terracotta da dispensa, con motivi di semplici strisce colorate, disposte in maniera verticale oppure orizzontali; molto spesso, i colori di queste decorazioni confluiscono gli uni negli per dare forma a simboli vegetali o motivi floreali.

I motivi vegetali nelle ceramiche calabresi molto frequentemente diventano dei veri e propri alberi della vita; si tratta di una decorazione ricorrente, di forma più o meno astratta, presente su oggetti e recipienti dagli usi più svariati. Il meandro è anche un elemento ricorrente nelle ceramiche e terracotte calabresi, così come la palmetta e la fascia di ovuli.

Queste pennellate minimali con simboli vegetali o fiorali, ma anche le semplici linee ondulate che ricordano raggi di sole o intrecci di vegetazione, sono – secondo alcuni esperti –  riconducibili ai primi tentativi di allontanarsi dal mondo reale per raggiungere l’astrattismo. La limpida espressività di queste ceramiche calabresi rivelano un periodo dove la semplicità e l’amore per il bello si fondevano in un’unica percezione del mondo.

 

Le ceramiche e terracotte calabresi nell’attualità

L’antichissima tradizione artigiana della ceramica e la terracotta in Calabria continua ancora oggi in alcuni grandi centri della regione, che attirano migliaia di visitatori ogni anno.

Locri, ad esempio, è famosa per le sue lucerne e anfore, mentre abbiamo già menzionato Gerace per le sue ceramiche artistiche di pregio, che ricordano le forme classiche della ceramica greca di Locri.

La località di Squillace è nota per le sue ceramiche graffite seicentesche, che utilizzano la già descritta tecnica dell’ingobbio, mentre a Seminara vale la pena conoscere le sue fornaci, in cui la tradizione prosegue nell’attualità adottando procedimenti e caratteristiche di impronta popolare.

Gli oggetti in ceramica e terracotta calabrese più frequenti sono rappresentati da anfore, cachepot, vasi, brocche, antipastiere, scatole, zuppiere, portacenere o i più svariati tipi di vassoi. Molto ricercati anche i servizi da tè e caffè in ceramica calabrese, nonché i piatti in terracotta o maiolicati lavorati in tantissime forme e decorati con motivi che rievocano lo stile dell’antica Magna Grecia o quello Greco-Bizantino.

 

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